
C’erano una volta il Milan e la Juventus che facevano tremare l’Europa e il mondo intero a suon di prestazioni incredibili e vittorie strabilianti. Bastava pronunciare il loro nome per suscitare ammirazione e rispetto dai tifosi di tutto il mondo. D’altronde, sono le due squadre più titolate (tra trofei nazionali e internazionali) della Serie A.
Adesso, quelle stesse maglie pesano come macigni.
Per entrambe, il prossimo anno non risuonerà l’inno delle notti magiche della Champions League, ma quello dell’Europa League.
Una situazione che non avveniva da 35 anni. Nella stessa stagione nessuno dei due club giocherà la Champions.
La Juventus ha chiuso il campionato a 69 punti dopo il pareggio nel derby della Mole, mentre i rossoneri a 70 punti dopo il ko interno contro il Cagliari.
Una doppia caduta che racconta la condivisione di un fallimento: mercati sbagliati, identità smarrite, scelte tecniche tardive.
MILAN
L’ormai l’ex allenatore del Milan, Massimiliano Allegri, ha parlato così al termine della gara: “Sono dispiaciuto e arrabbiato perché siamo rimasti fuori dalla Champions.”
Il resto sono parole di circostanza. Perché quando non centri la qualificazione, le spiegazioni non servono. Servono i fatti. E i fatti parlano di una proprietà e di una società che ha fallito in modo fragoroso.
Perché era obbligatorio rientrare tra le prime quattro, e come è stato specificato da una nota ufficiale del club dopo la scorsa stagione, il mandato definitivo della proprietà per il club era chiaro: tornare in Champions e costruire le basi per vincere.
Ciò non è avvenuto e quindi via tutti: allenatore, direttore sportivo, direttore tecnico e amministratore delegato.
Ma ai tifosi non basta. Infatti, hanno chiesto al patron Gerry Cardinale di vendere il club e di allontanare anche Ibrahimovic, senior advisor.
Eloquenti due striscioni esposti davanti alla sede. “Cardinale go home” e “Non deve restare nessuno, via anche Ibra subito”. Un Ibra che da giocatore non avrebbe mai accettato questo striscione.
Colpa di una pessima e disordinata gestione societaria, di giocatori non all’altezza e svuotati mentalmente, oppure di un allenatore che ha fatto della sua forza un suo grande limite? Tutte e tre motivi condivisibili.
JUVENTUS
Se il Milan è finito nel baratro con le mani nei capelli, la Juventus ci è scivolata dentro un passo alla volta in una stagione negativa sotto tutti i punti di vista: mancati risultati, personalità e lucidità.
“Se si hanno sempre dubbi allora non hai carattere e non puoi giocare nella Juventus. Il carattere è difficilissimo insegnarlo, si insegna la tecnica e la tattica. Noi abbiamo pagato queste partite qua in cui abbiamo avuto momenti di up & down”, aveva detto Luciano Spalletti.
E nel corso della stagione sono stati tanti: pareggi casalinghi, sconfitte contro le “piccole”. Insomma, istantanee di una squadra limitata tecnicamente e caratterialmente. Anche se la fiducia in Spalletti sembra incrollabile.
“Ho già parlato con Comolli di questo: dobbiamo prendere giocatori che alzino il livello, perché ci sono momenti in cui non si riesce a reagire e sono la motivazione per cui abbiamo giocato per certe partite un grande calcio, mentre in altre situazioni ci siamo affogati in un bicchiere d’acqua. La mia Juve è quella di tutti, bisogna lavorarci tutti insieme. Anche io voglio mettere bocca sulle decisioni, perché poi li alleno io i giocatori”, ha detto quest’ultimo.
Milan e Juventus, due percorsi diversi ma con punto d’arrivo simile e il racconto di una verità scomoda e sgradevole per il calcio italiano: non siamo più al centro del calcio europeo che conta. (vedi eliminazione ai gironi e agli ottavi.)
Tre i punti che accomunano le due squadre.
Primo punto: la qualità del mercato. Tanti acquisti, pochi titolari veri e profili sovrapposti che non risolvono i problemi.
Secondo punto: la gestione della panchina. Per la Juve un cambio tardivo mentre per il Milan la scelta non ha riconfermato il passato.
Terzo punto: infine, ma tutt’altro che meno importante, l’identità. Nessuna delle due squadre è riuscita ad esprimere il calcio che avevano programmato.
A questi tre punti, poi, si va ad aggiungere il mai scontato dato economico che, però, interessa relativamente ai tifosi.
Eppure, sembrava che il Milan all’inizio della stagione avesse trovato la propria strada. Tanto che dopo la vittoria nel derby di ritorno contro l’Inter, si nominava con una certa attesa anche lo scudetto. Poi, però, il buio.
Un buio che i tifosi di Milan e Juventus conoscono fin troppo bene. Perché non è il buio della retrocessione. È il buio delle promesse tradite, delle stagioni che iniziano con i fuochi d’artificio e finiscono in una domenica qualunque, con un pareggio o una sconfitta e la matematica che ti condanna.
Ogni anno, a settembre, ricominciano.
Ogni anno, a maggio, ricominciano ad aspettare.
Nuovi acquisti, nuovi allenatori, nuovi progetti. E poi? Poi niente, neppure l’illusione di lottare fino alla fine.
Rosaria Picale


