Il Mondiale americano si conclude con la vittoria di una squadra europea: Spagna sul tetto del mondo
E le Falkland con il nome pezzotto, e nominare il nome di DIOS invano, e cercare a tutti i costi paragoni che non stanno né di qua né di là, e l’endorsement di certi soggetti, e le magagne, e le motoseghe, ma soprattutto le mazzate modello falegname della Val Camonica, le scorrettezze e la tattica del non fare assolutamente niente per gran parte della partita, stavolta non hanno funzionato e meritatissimamente vince la Spagna che, con un solo gol a fronte di altri due annullati, ha dettato legge, palleggiato in faccia agli argentini, creato occasioni e messo un sigillo di alto livello contro l’anticalcio.
Yamal non brillante ma super top to be per i prossimi venti anni, Rodri un colosso di carisma, Ferran Torres salvifico contro lo spauracchio dei rigori.
Se l’Argentina avesse messo in campo pure l’equivalente oriundo di Paulo Roberto Cotechiño, avrebbe almeno provato a giocarsela ma ha caparbiamente deciso di fare come il plancton in mare e quindi di restituire alla cara vecchia Europa, il primato nel calcio e contestualmente, stare sul ca… a mezzo mondo.
Questo Mondiale infinito, durato una Quaresima, finisce qui.
E mentre si monitora la pressione del coso arancione e di quell’altro coso bianco e blu, la speranza è che chi non c’è stato ora, tra quattro anni si farà il mazzo tanto per esserci, che il Mondiale torni ad essere di calcio e non di cose che non c’entrano col calcio ma anche quella di non perdere mai l’entusiasmo di rincorrere il pallone come si rincorrono i propri sogni.
Ah, in un’altra vita, voglio avere i capelli di Cucurella.
Simona Cannaò



