I sogni mondiali della squadra di Carlo Ancelotti si infrangono davanti al muro norvegese.
Scandinavi storicamente ai quarti di finale trascinati dal letale Haaland
Nel 1988, David Riondino cantava, accompagnato dalla chitarra, un divertente pezzo intitolato “Canto brasileiro”. In essi si faceva riferimento al fatto che “jogar” con gli dei, in quel caso a causa di una palla di granito, sarebbe stato fatale.
Eh, e invece a sto giro, e senza tanta ironia, jogar a la pelota è stato fatale proprio agli dei.
Lo so, suona strano sapere che il Brasile è fuori agli ottavi di finale. Ma anche la Germania pochi giorni fa, addirittura ai sedicesimi.
Però col Brasile fa sempre un effetto particolare. Pure se non sei brasiliano e, a meno che non li daresti di default, ti viene la saudade per la loro eliminazione. Non basta già la saudade che abbiamo tutti i giorni per i ca..i nostri!
Ma andiamo con ordine:
1) Brasile sbaglia rigore nel primo quarto d’ora.
2) Partita che si trascina fin quasi all’80esimo minuto.
3) Segna clamorosamente Haaland.
4) Risegna clamorosamente Haaland.
5) Altro rigore per il Brasile (stavolta segnato), con la speranza di una ripresa in extremis.
6) Niente: Norvegia ai quarti di finale e Brasile pieno di saudade.
Carlo Ancelotti, l’uomo a cui mancava solo di vincere il Mondiale per coronare una carriera da allenatore pazzesca, soccombe ai poderosi vichinghi capitanati dall’attaccante biondo che fa impazzire il mondo.
Stavolta ha fatto impazzire i brasiliani, che ci metteranno un po’ per riprendersi dall’incubo del giovanottone di quasi due metri che è diventato ufficialmente il loro incubo, modello Freddy Krueger ma più bello.
E non importa che, nel Mondiale dell’uomo arancione, due delle nazioni ospitanti siano già fuori e che solo gli USA ora hanno il compito di tenere alta la bandiera dei padroni del mond… Ops, di casa.
Simona Cannaò


