Paradosso Lazio: il boato di Formello e il silenzio dell’Olimpico

Da 30mila a 4mila abbonati: il paradosso della Lazio che vince ma gioca nel silenzio. La ricostruzione della spaccatura con la società

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Fonte immagine Twitter

“Non è facile giocare qui, sembra il periodo del COVID con la capienza al 20-30/: a noi i tifosi mancano maledettamente. Giocare qui con 50mila che spingono, ci mancano tantissimo. Posso fare i complimenti ai ragazzi per come si allenano e per come scendono in campo.” 

Così ha parlato Gennaro Gattuso, allenatore della Lazio, dopo il pari spettacolare dell’Olimpico tra Lazio e Milan, terminata 2-2. 

“Possiamo fare poco per la situazione sugli spalti. Se sono venuti a prenderci a Formello, è merito dei ragazzi. Dobbiamo continuare ad essere seri e a fornire prestazioni dignitose”, ha poi proseguito, sorvolando sulla situazione che da mesi racconta una frattura che va ben oltre il risultato del campo. 

La Lazio ha iniziato il campionato con il piede sull’acceleratore. Un avvio che avrebbe dovuto riaccendere entusiasmo, aspettative e voglia di tornare allo stadio. E invece, la protesta della sponda biancoceleste della Capitale continua. Non per la squadra o per i tifosi, quello no. Al contrario. Il problema tra una parte della tifoseria e la società è diventato ormai indipendente dal rendimento della squadra.

E la notizia non si ferma di certo ai rotocalchi italiani. Se ne sta parlando anche nel resto del mondo, con il ‘The Guardian’ e la ‘BBC’.

https://t.co/KZhimLeGBe

La tifoseria della Lazio non ha mai preteso il successo facile. Si tratta di una piazza che ha costruito il proprio orgoglio attraverso epoche di grandi trionfi ma anche di enormi sofferenze. 

Dall’epopea meravigliosa della Banda Maestrelli con lo Scudetto del ’74 fino alle notti d’oro dell‘era Cragnotti. Il tifoso biancoceleste ha sempre dimostrato un senso d’appartenenza viscerale. 

(1) Ultras Clips su X: “🚨🇮🇹 There will be more AC Milan supporters in Stadio Olimpico this weekend… than Lazio fans. 🏟️😳 Out of 12,000 tickets sold (plus 3,000 season ticket holders), nearly 10,000 have gone to Rossoneri supporters. 🤯 The reason? Lazio’s ultras are continuing their massive boycott https://t.co/jWorjd5uFS” / X

La dimensione della rottura è certificata dai fatti: il 2 luglio scorso, circa 20mila tifosi sono scesi in piazza al grido di ‘Libera la Lazio’, trasformando la contestazione alla dirigenza in una richiesta di cambio di proprietà.

Per questo motivo, la scelta di non entrare allo stadio e di lasciar crollare gli abbonamenti — passati dai circa 30mila della scorsa stagione alle appena 4mila tessere iniziali di quest’anno — non è un gesto di disinteresse o un capriccio.

Dal punto di vista della tifoseria, la scelta viene vissuta come un sacrificio doloroso per chiedere una gestione più sintonizzata con quelle che sono le loro aspettative e aspirazioni. 

La dimostrazione più limpida che l’amore per la maglia resta intatto è arrivata proprio in occasione della sfida contro il Milan. I gruppi organizzati e la Curva Nord non sono entrati all’Olimpico, lasciando gli spalti semideserti e lo spazio a quasi 10.000 tifosi rossoneri nel settore ospiti. 

Ma si sono dati appuntamento alle 15:00 ai cancelli di Formello. Una marea di motorini e bandiere ha scortato il pullman della squadra fino a Ponte Milvio con cori e fumogeni, per poi fermarsi prima dello stadio. 

https://x.com/AllRoundLazio/status/2098785130496020777/video/1

Un modo per dire: ‘noi per la maglia ci siamo e ci saremo sempre, ma la nostra battaglia continua’. 

In questo scenario così delicato e complesso si sta inserendo anche la sensibilità dello spogliatoio. I calciatori, colpiti dall’affetto ma amareggiati per la situazione, starebbero valutando, secondo alcune indiscrezioni, una lettera aperta al presidente. Non certo che far polemica o schierarsi contro la società, ma per farsi portavoce di un messaggio d’unità.

Un’iniziativa che ha trovato il parere favorevole dello stesso Gattuso che capisce quanto il calore dei tifosi possa fare la differenza. 

A rendere il quadro ancora più nitido è arrivata, proprio nelle ultime ore, la risposta del presidente al celebre giornale ‘Il Corriere della Sera’, dichiarando di essere disposto a chiedere scusa soltanto per alcune scelte tecniche avallate in passato. 

Da un lato, quindi, c’è una proprietà che rivendica la solidità societaria, dall’altra un popolo che misura il proprio legame con il senso di appartenenza e il rispetto della propria storia. 

In conclusione, la vicenda della Lazio racconta qualcosa che va ben oltre il calcio giocato. Nessuno vuole la guerra o la distruzione del club. La tifoseria laziale chiede semplicemente di essere ascoltata, capita e riavvicinata a quei colori che ha sempre sostenuto nella buona e nella cattiva sorte. 

I risultati sul campo stanno dando ragione al lavoro della squadra, ma la vera vittoria per tutta la Lazio arriverà solo il giorno in cui il fischio d’inizio all’Olimpico sarà accompagnato dal boato dei suoi 65.000 tifosi. 

 

 

ROSARIA PICALE