La storia è piena di donne guerriere che, in un mondo di uomini, hanno dimostrato di saper combattere con le stesse capacità e con uguale coraggio e determinazione.
Tra le donne forti e combattive della storia moderna, anzi dell’attualità rientra di diritto Megan Rapinoe che Franklin Foer, giornalista dell’Atlantic, è arrivato a definire «la nuova Muhammad Ali».
Abile nel dribbling, cinica sotto porta, capace di costruirsi una carriera longeva e di essere ancora ai vertici, nonostante i suoi 34 anni. Look eccentrico, grinta e talento è una delle calciatrici copertina dei Mondiali femminili 2019. Non tanto per le cinque reti realizzate quanto per la sua caparbietà in campo e fuori.
Women’s soccer player, @mPinoe, just stated that she is “not going to the F…ing White House if we win.” Other than the NBA, which now refuses to call owners, owners (please explain that I just got Criminal Justice Reform passed, Black unemployment is at the lowest level…
— Donald J. Trump (@realDonaldTrump) June 26, 2019
Con la sua chioma color lilla gioca per vincere non per andare alla Casa Bianca, non canta l’inno per protesta e dichiara senza remore il suo amore per una donna.
Forte della sua personalità e di ciò in cui crede, si oppone apertamente alle politiche del presidente Trump, è un’orgogliosa sostenitrice dei diritti LGBTQI ed è fra le principali promotrici della lotta per la parità di genere nel calcio statunitense.
Il calcio per lei è una missione; le sue partite sono verso i diritti, il suo scopo è fare gol contro i pregiudizi
Nel 2016, non ha esitato a inginocchiarsi durante l’inno nazionale per supportare la lotta di Colin Kaepernick, giocatore di Football americano che per primo ha dato il via a questa forma di protesta contro il razzismo istituzionalizzato perdendo poi il suo contratto da professionista con la NFL.
Dopo la legge arrivata a vietare agli atleti di inginocchiarsi, Megan ha deciso di astenersi dal cantare l’inno e dal tenere la mano sul cuore. E così ha fatto prima di ogni partita del Mondiale.
Nel 2015, anno in cui vinse il Mondiale ed entrò nella “Gay and Lesbian Sports Hall of Fame”, spiegò:
“Ho il massimo rispetto per la bandiera e la promessa che rappresenta. Quando non lo canto, sto abbracciando la bandiera con tutto il mio corpo e fisso dritto nel cuore del simbolo supremo della libertà del nostro paese. Perché credo che sia mia responsabilità, proprio come di voi tutti, assicurare che la libertà sia garantita a tutti”.
E quindi, proprio in virtù della libertà per tutti non canta anche per un’altra questione a lei cara e che il suo paese a stelle e strisce dovrebbe ascoltare.
Insieme ad altre calciatrici statunitensi lotta da tempo contro il gender pay gap che attanaglia il mondo del calcio americano e rivendica un trattamento uguale a quello riservato ai maschi, condizioni di allenamento migliori e premi più cospicui.
Nonostante ciò corre sul rettangolo verde, segna e vince anzi potrebbe alzare la sua seconda Coppa del Mondo … se gli USA dovessero battere l’Olanda… una finale che già parte con le premesse sbagliate per la combattente Megan che critica il calendario scelto dalla FIFA.
A poche ore dalla finale del Mondiale femminile, si decreterà la vincitrice della Copa America e poi, di notte gli Stati Uniti o il Messico vinceranno la CONCACAF Gold Cup.
“E’ ridicolo e deludente” afferma la stella USA che considera ciò un ennesimo insulto.
Dice quel che pensa, è ciò che vuole essere
Così senza paura, nel 2012 ha fatto coming out non nascondendo la sua relazione sentimentale con Sue Bird, playmaker della nazionale americana di basket e dando così un altro segnale di inclusione e grande dimostrazione di forza.
Megan e Sue sono state la prima coppia gay sulla copertina della Body Issue di Espn Magazine; Megan è anche stata la prima atleta omosessuale dichiarata a finire nella Swimsuit Issue di Sports Illustrated.
Rapinoe è stata da traino per molte sue colleghe.
Una partita di calcio dura 90′ una battaglia sociale dura per sempre
Una lotta, quella per i diritti LGBTQI che ha portato anche in Francia: “Andiamo gay!”, con questo grido ha sorpreso i giornalisti in zona mista dopo il successo contro la Francia nei quarti di finale della Coppa del Mondo femminile.
“Essere omosessuali durante il mese del gay pride al Mondiale è bello”.
Megan parte da centrocampo ma è sempre pronta all’attacco, in campo e nella vita.
“Da atleta, la mia missione è lasciare questo gioco in una condizione migliore
per la prossima generazione femminile”.
e ancora
“Ho la parola e so bene come usarla.
In ogni aspetto della vita, più possiamo affrontare l’ineguaglianza
e più rapidamente possiamo superare il problema.”
Di certo Megan non si fermerà in Francia e anche quando appenderà gli scarpini al chiodo lotterà perchè la sua grandezza va ben oltre il rettangolo verde.
Caterina Autiero