L’Italia che c’è ai Mondiali 2026: Ancelotti, Montella e Cannavaro

C'è solo un po' di tricolore ai Mondiali 2026: Ancelotti, Cannavaro e Montella ricordano al mondo che l'Italia calcistica esiste

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L’estate italiana senza Mondiali di calcio è purtroppo, per l’ennesima volta, un binomio possibile. Ma tra lo scontento dei tifosi c’è un po’ di azzurro alla Coppa del Mondo che potrebbe far sorridere.

Si tratta di tre allenatori che abbiamo imparato ad apprezzare anche e soprattutto lontano dall’Italia.

Il primo è Vincenzo Montella, per cui purtroppo l’avventura mondiale è – un po’ inaspettatamente – già finita. 

Montella Turchia
Foto: @coachmontellaofficial on Instagram (https://www.instagram.com/p/CxstNdyoVJd/)

La sua Turchia infatti, con due sconfitte su tre nella fase a gironi, può già salutare matematicamente le speranze di essere ripescata per la fase ad eliminazione diretta.

Avevamo imparato ad apprezzare Montella prima come giocatore e poi come mister sulle panchine di Fiorentina e Roma, tra le tante.

È CT della nazionale turca dal 2023 e ha portato la squadra ai quarti di finale di Euro 2024.

Quest’anno era arrivata una qualificazione ai Mondiali che mancava da ben 24 anni ma nonostante esserci fosse già un successo, sopravvive il pensiero che la Turchia avrebbe potuto fare molto di più in questa competizione.

Molti i talenti al servizio di Montella, come la stella del Real Madrid Arda Guler o lo juventino Yildiz, praticamente non pervenuto durante la Coppa del Mondo, forse a causa di problemi fisici.

Montella, così come i suoi giocatori, si è detto rammaricato per l’eliminazione prematura e si è scusato pubblicamente con i tifosi turchi.

Nonostante non siano riusciti a segnare neanche un gol, l’allenatore italiano ha difeso a spada tratta i suoi giocatori, lodandone l’impegno.

Da favorita del girone all’addio anticipato, i Mondiali 2026 rischiano di essere l’ultima apparizione di Montella sulla panchina della Turchia. Però almeno lui, un biglietto per gli USA, è riuscito a strapparlo.

Ancelotti Brasile
Foto: Wikimedia Commons (https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/d/d9/26.01.2026_-_Reuni%C3%A3o_com_o_Presidente_da_Federa%C3%A7%C3%A3o_Internacional_de_Futebol_%28FIFA%29%2C_Gianni_Infantino_-_55062340671.jpg/1280px-26.01.2026_-_Reuni%C3%A3o_com_o_Presidente_da_Federa%C3%A7%C3%A3o_Internacional_de_Futebol_%28FIFA%29%2C_Gianni_Infantino_-_55062340671.jpg?_=20260126182858)

Era iniziato a rilento anche il Mondiale dell’uomo più atteso, Carlo Ancelotti, su una panchina calda come quella del Brasile.

Il pareggio contro un ottimo Marocco aveva fatto preoccupare stampa e tifosi ma Carletto si è mostrato tranquillo. Ha ricordato a tutti che la Coppa del Mondo non si vince né si perde alla prima partita.

Uno che di Mondiali (e di calcio) se ne intende, Carlo Ancelotti, che era in campo per le Notti Magiche di Italia ‘90 dove la nostra Nazionale conquistava “solo” la medaglia di bronzo.

Quanti rimpianti a pensarci adesso, quando Carlo Ancelotti è l’unico spiraglio di azzurro che potrebbe farci sognare a questi Mondiali 2026.

Si sa, in fondo la distanza è soltanto geografica tra sudamerica ed Italia. Il popolo brasiliano caldo ed accogliente un po’ assomiglia a noi.

La vittoria per 3-0 contro Haiti ha riacceso subito gli animi di una nazione che vive e respira calcio. Il Brasile è pronto per uno scoppiettante atto finale contro la Scozia, con la consapevolezza che in tanti qui in Italia sosterranno dalla TV Carletto Ancelotti.

Fabio Cannavaro
Foto: @fifa on Instagram (https://www.instagram.com/p/DZtj1qkOeWz/)

Ed infine, un uomo che ci ha fatto sognare vent’anni fa, colui che sollevò al cielo la Coppa nella notte di Berlino.

Giocatori come Fabio Cannavaro appartengono al calcio, ai grandi palcoscenici. Lui, a questi Mondiali, proprio non poteva mancare.

Silenziosamente ma con passione, come ha fatto sempre tutto nella sua carriera.

Così Fabio Cannavaro compie l’impresa di portare il piccolo Uzbekistan alla Coppa del Mondo per la prima volta nella storia, in un Mondiale che vuole premiare le piccole.

La sua scommessa all’inizio dello scorso anno, quando diventa CT della nazionale uzbeka.

Cannavaro, da quando ha conseguito il patentino da allenatore, non si è più fatto vedere in Italia e ha allenato realtà minuscole in tutti gli angoli del mondo.

Una scelta di soldi o di cuore? Nessuno può dirlo.

Sconfitto – dignitosamente – dalla Colombia e forse pronto ad essere tramortito dal Portogallo, non sappiamo quanto durerà il cammino di Fabio Cannavaro a questi Mondiali ma una cosa è certa: strappa sempre un sorriso vedere uno dei nostri campioni del mondo ritornare dove tutto è cominciato.

 

Federica Vitali