La Svizzera torna ai quarti dopo 72 anni: cronaca di un successo

Dopo 72 anni la Svizzera torna tra le otto grandi del Mondo. Analisi di un successo costruito sull'organizzazione di Yakin

0
148
Fonte immagine: profilo ufficiale sul social "X" di @nati_svf_asf - https://x.com/nati_sfv_asf/status/2074813861148922154/photo/1

Era l’estate della Coppa del Mondo del 1954 e le Nazionali di calcio più forti si sfidavano nella quinta edizione della competizione. Sedici squadre partecipanti nell’edizione organizzata in SvizzeraE proprio la Nazione ospitante perse solo in semifinale (6-1) contro la Germania Ovest, che poi vinse il torneo contro l’Ungheria di Ferenc Puskas. 

È l’estate del 2026 e la Svizzera è arrivata ai quarti dopo ben 72 anni. 

Abbiamo lavorato per meritarci questo obiettivo. Siamo cresciuti con il passare del torneo, correggendo i dettagli, compattandoci. E, alla fine, allargando lo sguardo, a spingerci ai quarti di finale di questi Mondiali è pure un processo che parte da lontano, con diverse tappe e progressi oggettivi”.  

Queste le parole del C.T elvetico — di origine turca — Murat Yakin. Ha poi proseguito in un resoconto post vittoria contro la Colombia (4-3 ai rigori). 

“Volevamo vivere il migliore Mondiale di tutti i tempi e abbiamo mantenuto la promessa. Ogni duello vinto, nella battaglia con la Colombia, è stato cruciale. Dal primo minuto ho visto cuore e attenzione. E anche sul finale, in un momento delicato come i calci di rigore, nervi e freddezza non sono venuti meno. Anche a fronte delle provocazioni avversarie.” 

La Nazionale conferma così la crescita mostrata negli ultimi anni, come dimostrato nell’ultimo Europeo (passaggio ai quarti convalidato anche dall’Italia). 

Una crescita evidente anche in base alla continuità con la quale è riuscita a qualificarsi dopo le eliminazioni agli ottavi dal 2006. 

Ha compiuto il definitivo salto di qualità verso l’élite mondiale.

Un gruppo che ha saputo superare le difficoltà, compresa l’assenza di alcuni elementi importanti, mostrando solidità difensiva e organizzazione: solo 3 goal subiti finora. 

La Svizzera in questo Mondiale ha fatto scoprire al mondo il talento di Manzambi, scheggia impazzita che ha messo a ferro e a fuoco le difese avversarie, ko prima della sfida contro la Colombia.

Classe 2005, centrocampista del Friburgo, Johan Kula Manzambi aveva segnato tre gol e due assist in quattro partite. 

E non da poco, l’enorme apporto di Ruben Vargas, colui che ha segnato il rigore decisivo. Per l’attaccante del Siviglia, figlio di padre dominicano e madre svizzera, trovare le parole per descrivere il momento è stato difficile: 

“Credo di non rendermene ancora del tutto conto. Oggi non sapevo nemmeno se avrei potuto giocare e ho provato di tutto pur di esserci. A posteriori sono semplicemente grato e felice di aver potuto aiutare la squadra. I miei compagni hanno lavorato e lottato per oltre 120 minuti. Ora abbiamo fatto la storia, ed è semplicemente fantastico.” 

Ultimo ma non meno importante, il portiere Gregor Kobel, MVP del match contro Los cafetoros che ha mantenuto inviolata la porta per 120 minuti, parando i tiri di Sanchez e Hernandez.

È proprio per questo che Kobel è speciale. La gente ricorda solo i rigori parati. Io ricordo tutto quello che è successo prima. Il suo posizionamento. La sua comunicazione. La calma che trasmette ai difensori. Gregor non aspetta i rigori per diventare importante.  Ha semplicemente accettato la responsabilità quando la squadra aveva più bisogno di lui. Questo è ciò che fanno i giocatori d’élite. Stasera la Svizzera festeggia perché Gregor Kobel ha ricordato a tutti che a volte il vero uomo partita non è l’attaccante… ma il portiere.” 

Queste le parole del C.T. sul portiere classe ‘97 che milita in Bundesliga con il Borussia Dortmund. 

Ma il destino non concede soste. La prossima avversaria è l’Argentina, detentrice del titolo.

Per la Svizzera, è la prova di maturità definitiva e servirà un’ulteriore evoluzione: saper soffrire senza mai snaturarsi.

Sette decenni dopo quel 1954, la Svizzera si presenta al cospetto del calcio mondiale non più come una comparsa nostalgica, ma come una realtà che pretende rispetto.

E se la storia si scrive sul campo, questa potrebbe essere la pagina più importante scritta da una Nazionale che ha smesso di sognare, per iniziare a imporre la propria legge. 

 

 

Rosaria Picale