La Spagna sul trono del mondo: anatomia di un modello vincente

Dalle giovanili al trionfo mondiale: come la Spagna ha dominato il calcio moderno e perché la sua filosofia è una lezione per tutti

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Fonte immagine: profilo ufficiale sul social 'x' di @FIFAcom - https://x.com/FIFAcom/status/2078976112772702222/photo/1

Ed è la Spagna a vincere la Coppa del Mondo 2026, raggiungendo proprio l’Argentina sconfitta in finale nell’albo delle Nazionali più vincenti del XXI secolo. 

Con uno strepitoso golazo di Ferran Torres, è la Roja ad alzare la coppa più ambita sotto gli applausi del mondo intero. E della famiglia reale spagnola, ovviamente.

Dal 2008, 7 titoli, tra cui 3 Europei, 2 Mondiali, 1 Nations League e un’Olimpiade.

Sono stati cambiati c.t. e convocati, ma i risultati sono sempre stati gli stessi, sempre evolvendo verso un calcio sempre più contemporaneo. 

Aragones, Del Bosque, De la Fuente gli allenatori più trionfanti, con la partecipazione straordinaria di Luis Enrique.

Nel quadriennio di confusione tecnica, ha smosso le fondamenta e creato le condizioni per riportarla sulla cima del mondo. 

Idea di base? Il possesso palla perché, in una finale dove si è andati ai supplementari solo grazie alla bravura del Dibu Martinez e all’imprecisione degli attaccanti spagnoli, i numeri parlano chiaro. 

Certo, forse nel Mondiale dove le stelle nazionali hanno brillato, proprio l’uomo più atteso non è stato decisivo. 

Lamine Yamal, però, è arrivato in America dopo settimane di inattività e l’ipotesi di non partecipare al torneo. Ora, però, è nella storia: è il terzo più giovane vincitore della competizione. Davanti a lui solo il nostro Beppe Bergomi e un certo Pelé. 

E Luis de la Fuente ha saputo cogliere il potere del modello spagnolo, aggiungendo un’iniezione di attacco alla profondità e di maggiore aggressività.  

I punti cardinali del progetto visionario e vincente? Costruzione dal basso e controllo come strumento difensivo, tecnica individuale come prerequisito, densità posizionale e superiorità numerica nelle zone di costruzione e pressing organizzato una volta persa la palla. 

“Sono orgoglioso dei giocatori, abbiamo chiuso una tappa importantissima. Abbiamo vinto in tutte le categorie e questa squadra ha ancora tanto percorso davanti a sé. Penso ai miei genitori, a mio fratello. Sono orgoglioso di essere spagnolo”.   Queste le parole del commissario tecnico al termine della partita. 

Ha poi proseguito riservando delle parole forti al gruppo, che ha definito come il vero segreto della vittoria: “Sento un enorme orgoglio per questa generazione di calciatori, cresciuta con questa idea. Hanno dato un esempio di gruppo, di squadra, di famiglia. Sono un esempio per i giovani spagnoli e per tutto lo sport. Insieme siamo più forti, che non ci siano dubbi”.   

Prima di diventare il c.t. iberico, De La Fuente ha costruito la propria carriera sulle selezioni under 19 e under 21 della Spagna.  

Lamine Yamal, Nico Williams, Pedri, Cubarsi e la gran parte dell’ossatura della Nazionale sono maturati seguendo proprio i principi e le idee di gioco dell’allenatore nato ad Haro, nel nord della Spagna. 

Un allenatore spesso sottovalutato, ma capace di creare un gruppo tanto unito e coeso quanto vincente, anche grazie agli investimenti, cure e attività di coordinamento dei settori giovanili dei club.  

E no, non c’è solo ‘La Masia’ del Barcellona — che tra l’altro ha portato nove calciatori in squadra — ma una rete diffusa. 

In Italia a volte questo si dà per scontato, ma nella Liga, che è il campionato che registra il maggior impiego di giovani, c’è fiducia nella capacità di formazione.

C’è fiducia nei calciatori locali, nel loro utilizzo nei club di appartenenza. Non una scelta sportiva ma una scelta culturale. 

E la Federcalcio spagnola è al centro di tutto.

Recentemente ha reso la formazione dei tecnici ancora più formativa: tutti allenatori abituati allo stesso linguaggio calcistico capaci di trasmettere fin dalla categoria pulcini gli stessi principi di gioco che incontreranno sia in prima squadra sia in nazionale. 

Un lavoro niente male, vero? 

La conquista del Mondiale, poi, non ha regalato soltanto la seconda stella alle Furie Rosse, ma ha anche dato il via al momento di mantenere le promesse fatte durante il torneo se avessero vinto. 

E così c’è Marc Cucurella, fresco del suo contratto con il Real Madrid, che ha assicurato di tatuarsi il volto di De La Fuente, come faranno Borja Iglesias e Alex Baena.

Diversi giocatori hanno promesso cambi di look, tra cui tingersi i capelli di bianco o di biondo come Pedri, rosa come Gavi, rasatura per Ferran Torres e barba e baffi per Yamal. 

Insomma, la giusta occasione per onorare scommesse e promesse nate lungo tutto il cammino iniziato lo scorso mese. 

Sono persone serie. Ma manterranno la parola data perché sono uomini di parola. Se dici qualcosa, devi farla,” ha detto scherzando De La Fuente.

Con la seconda stella da cucire sul petto, la Roja si gode il suo momento d’oro.

La festa è appena iniziata, ma il messaggio al calcio mondiale è già arrivato, forte e chiaro: il futuro parla spagnolo, e ha tutta l’intenzione di continuare a farlo.

 

Rosaria Picale