Dalle lacrime al sogno mondiale: Raul Jimenez segna all’esordio dopo il tragico incidente

Dal dramma del 2020 al gol nel Mondiale di casa. Raúl Jiménez commuove il Messico: la storia di un sopravvissuto che ha sconfitto la paura

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Fonte immagine: profilo ufficiale sul social "X" di @_BeFootball - https://x.com/_BeFootball/status/2065170269384421664/photo/1

C’è qualcosa di assolutamente poetico in ogni edizione del Mondiale. È un dato di fatto: storie che si ricollegano, aneddoti che resteranno negli annali degli appassionati e gol che riportano alla felicità un’intera nazione. 

Il Mondiale del 2026 che è appena iniziato, però, rappresenta anche un’incredibile parentesi nella storia di chi, come il messicano Raul Jimenez, è sopravvissuto per poter vivere quel sogno coltivato da bambino. Perché è letteralmente il sogno per tutti i bambini sognare di segnare con la camiseta della tua nazionale, in casa e durante la prima partita del Mondiale. 

E poca importa se non è uno dei più conosciuti nella sua carriera — il 30 giugno ritornerà al Wolverhampton appena retrocesso in Championship. La commozione di Raul Jimenez ha riportato alla luce ricordi complicati, immagini difficili da rimuovere e le cicatrici.

Testimonianze senza dubbio di una passione che va ben oltre il calcio. 

La fascia che protegge la zona cranica della frattura per tutelarlo dopo il terribile incidente.

Era il 29 novembre 2020, una delle classiche partite senza pubblico all’Emirates Stadium dell’Arsenal contro il Wolverhampton.

Il classe ’91 giocava nel Wolverhampton dal 2018. 

L’attaccante messicano partì titolare ma, dopo pochi minuti, la sua partita finì. Anzi, fu solo, l’inizio di un incubo. Scontro con David Luz e cadde a terra, primo di sensi. La partita — per chi non lo ricorda — fu interrotta per quasi dieci minuti, con trasporto d’urgenzo in ospedale. 

Fu operato nella notte, per ridurre la frattura del cranio e far fronte a un’emorragia cerebrale. Una vera e propria corsa contro il tempo.

“I medici dissero subito che ero un miracolato. È un miracolo che io sia perfino tornato in campo.” 

Il rientro in campo arrivò nell’estate del 2021, circa nove mesi dopo l’incidente, prima in amichevole e poi in una partita ufficiale. 

La sua presenza in campo, fin da subito, rappresentò la rinascita: da un recupero delicatissimo e dalla fiducia dentro un corpo che aveva subito un trauma estremo. Non certamente un ritorno immediato, ma una serie di alti e bassi, problemi fisici e una centralità nella Nazionale che sembrava ridursi. 

Nel 2022 in Qatar — con l’eliminazione ai gironi per la prima volta nel 1978 — l’attaccante non riuscì ad incidenre. 

Un dettaglio importante che rende ancor di più il gol speciale, dopo un tempo in cui il suo tempo mondiale sembrava essersi consumato. 

Una storia di rinascita non solo mondiale.  

Nel Fulham — squadra che lascerà a breve — ha collezionato 31 gol e 6 assist in 115 presente, e ha avuto il primato di miglior rigorista nel campionato inglese: 14 rigori segnati su 14. 

Un dato che racconta molto della sua tenuta mentale: freddezza, ritualità e controllo del gesto. 

Javier Aguirre, C.T. de ‘los Aztecas’ gli ha ridato non solo centralità (anche nella conquista della Concaf Nations League vinta nel 2025) ma scelta di merito: esperienza, capacità di legale il gioco e, soprattutto, leadership. 

Un gol, il suo, è la prova che, nonostante il passato e le cicatrici, la passione, l’intensità, la voglia di dimostrare non si perde mai. 

E sì, forse qualcuno la considererà una favola a lieto fine, ma la sua, una favola non lo è. non perché sia da meno da altre storie, ma perché nelle favole le cicatrici scompaiono. 

Per Raul Jimenez, no.  

Le sue cicatrici resteranno e si vedranno sempre — ovviamente protette, ma saranno un ricordo per un vero sopravvissuto nella storia del calcio, tra il sogno e la memoria del rischio. 

Un attaccante che ha rischiato di perdere tutto segna di testa, nel suo stadio, con la sua Nazionale, davanti a più di 80.000 persone. E in un calcio che spesso non ricorda i suoi protagonisti dopo pochi mesi, Raul Jimenez ci ricorda che certe storie hanno la profondità del tempo. E diciamolo con certezza, il poter affermare: ‘Sono ancora qua, e già.” 

 

 

Rosaria Picale