Dal Real Madrid al Napoli, la storia di un centravanti in cerca d’amore e redenzione. Trentasei gol, un addio amaro e un’eredità, quella di Gonzalo Higuaín, che ancora divide un popolo.
C’è sempre un momento, nella carriera di un calciatore, in cui bisogna scegliere tra la certezza e l’ignoto. Gonzalo Higuaín lo fece nell’estate del 2013, quando decise di lasciare il Real Madrid. Aveva ventisei anni, era il bomber di scorta di Cristiano Ronaldo, un lusso spesso confinato in panchina. Aveva vinto, sì, ma da comprimario. E per un centravanti che vive di gol e applausi, non c’è ricchezza che valga quanto l’amore di un popolo.

Così scelse Napoli.
Una città che il calcio non lo vive, lo respira. Che per un attaccante è paradiso e inferno nello stesso istante. Arrivò in silenzio, accolto da un entusiasmo che sembrava ereditato direttamente dagli anni di Maradona. Per gli argentini, si sa, Napoli è come una culla. Benitez gli diede fiducia, il San Paolo (ancora si chiamava così) gli consegnò il cuore. E Higuaín, in cambio, diede tutto: potenza, classe, rabbia, lacrime.
Il suo apice fu la stagione 2015-2016. Trentasei gol in campionato, record assoluto. Ogni pallone che toccava diventava oro, ogni rete un rito collettivo. Quell’anno Napoli sfiorò lo scudetto, e Higuaín si trasformò da grande attaccante a mito. Sotto la curva cantava: “Difendo la città”. Ma come spesso accade con gli amori troppo intensi, la passione finì per bruciare tutto.

L’estate successiva, quando la Juventus pagò la clausola rescissoria, il sogno si spezzò.
Il Pipita scelse Torino, il nemico per eccellenza. Una decisione presa di nascosto, che a Napoli suonò come un tradimento. Le lacrime lasciarono spazio alla rabbia, e i murales che lo celebravano vennero cancellati. Con De Laurentiis fu rottura totale, con i tifosi ferita aperta. Eppure, dal punto di vista sportivo, quella scelta gli diede ancora successi: scudetti, finali di Champions, gol pesanti. Ma il sorriso di Napoli, quello, non lo ritrovò più.
Gli ultimi anni furono un lento tramonto. Milan, Chelsea, un ritorno alla Juventus, poi l’avventura americana all’Inter Miami. Il corpo non rispondeva più come un tempo, e Higuaín scelse di dire basta in silenzio, con la discrezione di chi sa di aver dato tutto. Oggi, guardando indietro, resta la sensazione di un campione incompiuto e allo stesso tempo indimenticabile. Un centravanti che cercava la felicità attraverso il gol, ma che forse non l’ha mai davvero trovata.
A Napoli, nonostante tutto, il suo nome resta sospeso tra l’amore e il rimpianto. Perché in fondo, come accade con le storie più vere, il tempo non cancella: ammorbidisce, trasforma, ma non fa dimenticare.
E ogni volta che si parla di bomber, qualcuno sussurra ancora: “Hai visto che gol faceva il Pipita?”
Federica Vitali



