Il murales dedicato al capitano del Milan è stato vandalizzato, ma il gesto non cancella il ricordo di un campione diventato simbolo di eleganza, dignità e appartenenza.
Lo scorso 31 luglio Franco Baresi ci ha lasciato. Con lui se ne è andato uno degli ultimi pilastri di quel calcio pulito capace di far sognare milioni di appassionati, lasciando un vuoto difficile da colmare.
Franco Baresi non era un giocatore come tutti gli altri. Era rispettoso, composto, dotato di una dignità che andava oltre il semplice campo da calcio. Un uomo e un calciatore capace di andare oltre la maglia, protagonista di una carriera autentica, fatta di grandi trionfi e momenti difficili.
Un giocatore irripetibile, dotato di una capacità di lettura, presenza e personalità che oggi è sempre più difficile ritrovare. Chi entrava a San Siro lo sapeva: Franco Baresi era lì, pronto a non lasciare spazio agli avversari.
Negli ultimi giorni il suo nome è tornato a riecheggiare per un gesto vergognoso che ha scosso i tifosi e i veri appassionati di calcio.
Il murales a lui dedicato, situato davanti alla sede di Casa Milan, è stato infatti deturpato. A denunciare l’accaduto è stato il consigliere comunale Alessandro Giungi, che ha condiviso sui social le immagini dell’opera danneggiata: sul volto di Baresi e sull’iconico numero 6 sono comparsi evidenti segni di vernice spray rossa, oltre a diverse abrasioni lungo la struttura.
Non vogliamo soffermarci su questo ignobile gesto, nella speranza che le autorità competenti possano individuare al più presto i responsabili. Vogliamo invece cogliere l’occasione per celebrare nuovamente Franco Baresi, tornando indietro nel tempo fino ai suoi primi passi davanti alle telecamere.
Il ricordo, gentilmente riproposto dalla pagina Instagram Prima Volta Di, ci mostra un giovane Baresi alle prese con la sua prima intervista televisiva. Anche in quel filmato, a distanza di anni, emerge quella semplicità e quell’umiltà che lo avrebbero accompagnato per tutta la carriera.
Ed è forse proprio da quelle immagini che vale la pena ripartire: prima della leggenda, prima dei trofei e prima del numero 6 diventato simbolo di un’epoca, c’era semplicemente Franco Baresi.
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