
Il calcio a volte è una questione di millimetri e di nervi d’acciaio.
In una finale di Coppa d’Africa che ha superato ogni più insolita sceneggiatura, il Senegal ha scritto la storia nella maniera più drammatica possibile, piegando il Marocco (padrone di casa).
A decidere, dopo oltre 120 minuti di battaglia è stato il sinistro imparabile di Pape Gueye (classe ‘99), che al 105’ ha regalato ai ‘Lions de la Teranga’ un trionfo destinato a essere ricordato per generazioni.
Non solo il trionfo. Quella che verrà ricordata sarà soprattutto la finale.
Il palcoscenico era quello perfetto per una tragedia greca.
Da una parte, il Marocco, una nazione intera che aspettava questo trionfo da cinquant’anni. Lo stadio di Rabat era un bollente calderone di speranza e pressione.
Dall’altra, il Senegal, campione in carica, una squadra abituata a vincere: muscoli, esperienza e una fame insaziabile.
Per novanta minuti si sono studiati, si sono annullati, in equilibrio perfetto e spaventoso. Quando tutto sembrava scivolare verso i supplementari, è arrivato il colpo di scena.
Prima il gol del Senegal annullato dall’arbitro Jean-Jacques Ndala per un fallo in attacco. Poco dopo l’episodio che scatena il putiferio.
Negli istanti finali dei tempi regolamentari l’arbitro ha fischiato un calcio di rigore in favore del Marocco per una trattenuta ai danni di Brahim Diaz (ex Milan, ora al Real Madrid).
Scatta l’ira del Senegal. Protesta in modo veemente. Poi la maggior parte dei calciatori decide di abbandonare il campo in segno di protesta, su invito del proprio ct, Pape Thiaw.
Per una decina di minuti la partita si è interrotta in una situazione a dir poco surreale.
È stato il capitano Sadio Mané a trascinare i suoi compagni in campo. Li ha invitati a riprendere il gioco.
Troppo importante la finale. Troppo rischioso subire una squalifica per tutta la Nazionale.
Dopo una fase estremamente concitata, è stato lo stesso Diaz a prendersi la responsabilità. Ha scelto il “Cucchiaio”. E lo ha sbagliato.
Un colpo di scena dopo l’altro in una finale che si è poi decisa ai supplementari.
In campo, però, sono andate virali sul web le immagini di Yehvan Diouf.
Il secondo portiere che, anziché restare seduto in panchina, durante i supplementari si posiziona vicino alla porta difesa da Mendy. Rincorso dai raccattapalle del Marocco proprio per l’asciugamano di Mendy, indispensabile sotto il diluvio. Un dettaglio eroico e umano.
Dopo la partita, le reazioni.
Dopo aver fatto i complimenti ad entrambe le squadre, il numero uno della FIFA, Gianni Infantino, ha dichiarato:
“Purtroppo, abbiamo assistito a scene inaccettabili sul campo e sugli spalti… È inaccettabile abbandonare il campo di gioco in questo modo… Le brutte scene a cui abbiamo assistito oggi devono essere condannate.”
L’allenatore del Senegal, Pape Thiaw, ha accettato di aver commesso un errore:
“Non ho apprezzato affatto il fatto di aver detto ai miei giocatori di lasciare il campo. Chiedo scusa… A volte puoi reagire nel momento di fervida. Ma accettiamo gli errori dell’arbitro,” ha dichiarato durante la conferenza stampa post-partita, subito interrotta a causa di un accenno di lite tra giornalisti.
La CAF ha rilasciato una dichiarazione contro il “comportamento inaccettabile di alcuni giocatori e funzionari”. E ha sospeso fino a ulteriori conferme proprio Pape Thiaw.
Tutto questo, però, senza sanzionare per abbandono la Nazionale senegalese.
È questo il punto controverso. I tifosi marocchini gridano allo scandalo per mancata sconfitta a tavolino.
In realtà, l’arbitro ha interpretato il gesto come interruzione momentanea e non come rifiuto definitivo. Il regolamento, articolo 148, punisce solo il rifiuto definitivo a riprendere la gara. La durata dell’assenza non è determinante.
Ciò che conta è l’intenzione di riprendere. Intenzione dimostrata anche grazie al capitano che non ha mai smesso di crederci, alla sua ultima Coppa d’Africa.
Il capitano Koulibaly gli ha lasciato l’onore di alzare la coppa.
Fine della partita. Inizio della leggenda di una finale surreale.
Rosaria Picale


