Campione del Mondo nell’82 e colonna del grande Milan: ritratto di un campione straordinariamente versatile, capace di cambiare la storia con un tocco.
Daniele Massaro nasce a Monza il 23 maggio del 1961, la sua carriera comincia grazie ad Adriano Galliani, Nel 1978 viene inserito nel Monza, in Serie B, dove disputa tre buone stagioni. In questo periodo viene fuori la sua più grande caratteristica: una velocità devastante che gli vale il soprannome di “Beep Beep”.
Successivamente passa alla Fiorentina con cui esordisce in Serie A il 13 settembre 1981 contro il Como. Con i viola giocherà principalmente come ala o centrocampista esterno, entrando a far parte dei titolari. Grazie alla sua presenza i toscani riescono a lottare per lo scudetto, purtroppo nel 1981-1982 il titolo sfuma per un solo punto all’ultima giornata, dopo un lungo testa a testa con la Juventus.
Nonostante la sconfitta dello scudetto le performance di Massaro sono incredibili tanto da portarlo al debutto in nazionale il 14 aprile 1982, a 20 anni, giocando titolare nella partita amichevole contro la Germania Est disputata a Lipsia. Enzo Bearzot lo inserisce nella lista dei convocati per il Mondiale di Spagna ’82, ma non verrà mai schierato in campo. Dopo il Mondiale, colleziona cinque presenze in azzurro fra il 1984 e il 1986.
Dopo l’esperienza con i Viola arriva la consacrazione definitiva con i rossoneri, nel 1986 è il primo colpo del nuovo Milan targato Berlusconi – Galliani per 6,7 miliardi di lire.
Dopo una prima stagione in sottotono con l’arrivo di Arrigo Sacchi tutto cambia: Massaro si rigenera e, sfruttando la sua straordinaria duttilità, gioca ovunque: ala destra, ala sinistra, persino terzino d’emergenza. Diventa l’uomo spacca-partite per eccellenza, utilissimo per il pressing asfissiante di quel Milan che vince la Coppa dei Campioni nel 1990, è un titolare fisso che conquista 10 gol in campionato (15 complessivi in 48 presenze) e anche la Coppa dei Campioni.
Il meglio arriva durante l’era di Fabio Capello che, a causa dell’infortunio di Marco van Basten, decide di spostare Massaro al centro dell’attacco. Con questa nuova posizione Daniele diventa letale e nella stagione 1993-1994 è tra i protagonisti del terzo scudetto consecutivo, diventa capocannoniere della squadra e ottiene il soprannome di Provvidenza per i numerosi gol decisivi.
Uno dei momenti centrali della sua esperienza al Milan è certamente il 18 maggio 1994, nella finale di Champions League ad Atene. In una finale al cardiopalma contro il Barcellona, Daniele Massaro è il mattatore della serata, i rossoneri dominano 4-0 grazie alla sua doppietta leggendaria nel primo tempo.
Grazie a queste azioni memorabili Arrigo Sacchi lo porta ai Mondiali di USA ’94 come titolare. Segna un gol fondamentale contro il Messico nei gironi, ma la spedizione finisce con il dramma sportivo della finale di Pasadena contro il Brasile: Massaro è uno dei tre italiani (insieme a Baresi e Baggio) a sbagliare il calcio di rigore nella serie finale. Un dolore sportivo che non cancella, però, quanto di buono fatto in quel torneo. La sua esperienza con gli azzurri si chiuderà qui.
L’ultima stagione con il Milan segna la fine del suo ruolo da titolare, nonostante ciò nel febbraio 1995 va a segno anche nella finale di ritorno della Supercoppa europea, vinta dai milanesi contro l’Arsenal.
A fine stagione Daniele Massaro decide di intraprendere una nuova esperienza di vita e di sport all’estero, accettando al proposta del club giapponese Shimizu S-Pulse, dove chiude la carriera nel 1996 prima di tornare al Milan in veste di dirigente e Ambassador.
Daniele Massaro rimarrà, senza dubbio, l’uomo della provvidenza: un campione silenzioso che, sempre con un sorriso e una corsa a braccia alzate, ha trasformato i sogni più audaci in leggenda. La sua storia è un manifesto di intelligenza calcistica e generosità.



