Cristian e Damiano Zenoni: due volti, una sola anima sulla fascia

Due gemelli, una sola corsa: la storia di Cristian e Damiano Zenoni, instancabili protagonisti sulle fasce del calcio italiano

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Nel calcio italiano di fine anni ’90 e primi anni 2000, le fasce erano territorio di sacrificio e corsa infinita più che di riflettori. In quel frangente, due gemelli identici riuscirono a ritagliarsi uno spazio unico: Cristian Zenoni e Damiano Zenoni. Stessa faccia, stesso passo instancabile, ma carriere che, pur intrecciate, presero sfumature diverse.

Cresciuti calcisticamente nell’Atalanta, i gemelli Zenoni incarnavano perfettamente lo spirito del vivaio bergamasco: disciplina, lavoro e adattabilità. Esordirono in prima squadra nella seconda metà degli anni ’90, in un periodo in cui l’Atalanta alternava promozioni e retrocessioni ma continuava a sfornare talenti.

Cristian si impose soprattutto come esterno destro di difesa o centrocampo, mentre Damiano mostrava maggiore duttilità, potendo giocare su entrambe le fasce e anche più avanzato. Non erano fantasisti, né goleador, ma rappresentavano quel tipo di giocatore che ogni allenatore vorrebbe: affidabili, continui e instancabili.

Con l’Atalanta, entrambi vissero stagioni importanti in Serie A, contribuendo alla crescita della squadra. In quegli anni, Bergamo diventò una piazza importante e i gemelli Zenoni erano un esempio della sua solidità. Per Cristian il salto di qualità arrivò nel 2001 quando fu acquistato dalla Juventus, entrando in uno spogliatoio ricco di campioni. La concorrenza era feroce, Cristian riuscì a ritagliarsi poco spazio ma vinse i suoi trofei, dimostrando di poter reggere anche ritmi più alti.

Damiano, invece, proseguì ancora con l’Atalanta prima di trasferirsi all’Udinese; poi passò al Parma, dove visse una delle fasi migliori della sua carriera, in una squadra organizzata e talvolta protagonista. Se Cristian ebbe l’opportunità di giocare in una big come la Juventus (e poi nella Sampdoria), Damiano costruì una carriera più continua e lineare, fatta di stagioni solide e rendimento costante, anche se in realtà più piccole.

Entrambi, però, mantennero sempre il loro marchio di fabbrica: una corsa instancabile sulla fascia, pochi fronzoli e tanta sostanza. Erano figli di un calcio meno spettacolare ma estremamente concreto, dove il 7 o l’11 dovevano soprattutto coprire, rincorrere e servire.

C’è sempre qualcosa di affascinante nel vedere due fratelli – praticamente identici, in questo caso – calcare i campi della Serie A. Spesso si scherzava sulla difficoltà di distinguerli, e non sono mancati episodi curiosi tra tifosi e commentatori. Ma al di là dell’aneddotica, i gemelli Zenoni rappresentano una categoria ormai rara. Giocatori “operai” di altissimo livello, capaci di costruire carriere lunghe e rispettate senza mai essere sotto i riflettori principali.

Negli anni successivi, entrambi continuarono a giocare tra Serie A e Serie B, chiudendo gradualmente le loro carriere senza clamore, ma con il rispetto di tutto l’ambiente. Ancora oggi continuano a vivere di calcio, entrambi come allenatori: Cristian nel Monza U-20 e Damiano nel Brescia femminile.

Oggi, ripensando ai gemelli Zenoni, torna alla mente un calcio diverso: meno social, meno individualista, più legato al collettivo. Un calcio in cui due ragazzi della provincia di Bergamo potevano arrivare in alto grazie a corsa, sacrificio e serietà. E forse è proprio questo il loro lascito più grande: aver dimostrato che, anche senza essere fenomeni, si può lasciare un segno profondo semplicemente facendo sempre, instancabilmente, il proprio lavoro.

 

 

Federica Vitali