
Il Napoli perde 2-3 contro il Chelsea e viene eliminato dalla Champions League.
Non è bastato.
Non sono bastati l’impegno, una grande prestazione con i due gol di Hojlund e Vergara (al primo gol in azzurro), la grinta e il cuore per continuare il percorso europeo.
Un percorso fatto di alti e bassi che lascia fuori gli azzurri dai playoff.
“Dispiace perché abbiamo onorato la partita di Champions,” ha detto Antonio Conte al termine del match, ai microfoni.
Ha poi continuato parlando dei tantissimi infortuni che hanno decimato la rosa azzurra: “Credo di avere esperienza, quanto accaduto quest’anno ha dell’inspiegabile. Ogni anno tutte le squadre hanno gli infortuni […] Avere infortuni da operazione è difficile da spiegare.”
Già, perché una lista che pende sulle spalle di Conte e del Napoli: gli infortunati. Crollati. Crollati sotto il peso. Sotto il peso del calendario e di quella sequenza assurda di continue partite.
Non c’è un recupero. C’è solo l’attesa del prossimo impegno. Il corpo non si ripara più. Si limita a rispondere, fino a quando può. Poi cede. Prima uno stiramento. Poi una recidiva. Infine, un’operazione. Diventa un conto alla rovescia. Una roulette russa muscolare.
Forse li ha spinti al massimo, certo. Ma per tenere il passo. Per non mollare. Conte li spingeva e il calendario li spingeva. I calciatori dovevano obbedire alla fisica. E la fisica, ha vinto. Ha sempre vinto. Trentatré infortuni dall’inizio della stagione.
“Devo concentrarmi su quelli che ho e cercare soluzioni,” ha concluso Conte. “Ma sfido chiunque a portarmi una squadra con queste problematiche e siamo a metà anno. Abbiamo vinto una Supercoppa intanto e non dimentichiamolo, i ragazzi stanno facendo qualcosa di straordinario. Lottiamo, a testa alta, e diamo tutto.”
Lo straordinario, però, è proprio questo: riuscire ancora a tirare fuori qualcosa dai tanti impegni settimanali.
Eppure, sembra che tra Antonio Conte e i doppi impegni settimanali le cose non siamo mai del tutto andate bene.
Ripete un record che, ovviamente, non voleva.
Negli ultimi 25 anni, una sola altra volta la squadra campione d’Italia in carica era stata eliminata così. Alla prima fase della Champions. Era la Juventus della stagione 2013/14.
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Allenata da lui. Un ciclo che si chiude. A volte la storia è davvero una beffa.
Ritmo. Sopravvivenza. E resistenza. Perché giocare con una squadra dimezzata è resistenza.
In sette partecipazioni da allenatore alla Champions, solo una volta è arrivato ai quarti. Poi più nulla. Fuori ai gironi, fuori agli ottavi. Lui dice di non aver quasi mai avuto squadre da finalissima. È vero.
Forse, però, il problema non è la squadra. Forse il problema è proprio il doppio impegno.
Ora restano il campionato e la Coppa Italia (in programma il 10 febbraio al Maradona). Conte e la sua squadra sanno che sarà difficile. Sanno che le energie sono quelle. Limitate. Sanno che alcuni devono giocare sempre. Ancora e ancora. Fino a maggio.
È un altro ciclo. Un’altra roulette.
“Io ho ancora energie,” ha detto, ”anche perché dobbiamo giocare tra due giorni e mezzo. Anche lì si fa fatica a capire chi sono i fenomeni che fanno il calendario. Poi parlano di infortuni e tante cose ma se ne fottono. Noi abbiamo giocato stasera e rigiochiamo sabato alle 18”.
Il calendario? È da sempre una condanna, non una sfida. È un sistema che non guarda in faccia a nessuno. C’è la fatica che toglie punti, che trasforma vittorie in pareggi e pareggi in sconfitte.
L’obiettivo ora si sposta totalmente sul fronte domestico. In Serie A, il Napoli dovrà recuperare (o cercare di tenere il passo) con il distacco dalla capolista Inter, già sabato 7 febbraio contro la Fiorentina al Maradona.
La Coppa Italia, con il quarto di finale contro il Como in programma al Maradona il 10 febbraio, rappresenta un trofeo concretamente perseguibile e un’occasione per salvare la stagione.
ROSARIA PICALE


