Como, il metodo Cesc Fabregas: dalla Primavera alla semifinale

Cesc Fabregas riporta il Como in semifinale di Coppa Italia. La storia di un progetto e del suo allenatore

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Fonte immagine: profilo ufficial sul social 'X' di @TouchlineX - https://x.com/TouchlineX/status/2017991114553246179/photo/1

“Non possiamo negare che è un pezzettino di storia per il Como non posso negarlo. La vittoria è dedicata alla città, alla tifoseria, la meritano. […] Adesso il calendario è tosto ma tutto fa parte del processo. È un’esperienza importante, tanti ragazzi per la prima volta vivono questo. Io sono molto tranquillo. […] Facciamo ogni giorno di più il Como grande.”

Queste le parole dell’allenatore del Como, Cesc Fabregas, per la qualificazione alle semifinali di Coppa Italia.

Seconda volta nella storia per la squadra lombarda, dopo la prima e unica volta nella sua storia.

Era la stagione 1985/86 (poi sconfitto dalla Sampdoria in semifinale).

Questo il risultato finale nella notte del Maradona: 6-7 ai rigori.

Una squadra che ha vinto, non certo per una partita sfavillante, ma grazie a un gruppo coeso, deciso, sempre pronto a spezzare le ripartenze di un Napoli, striminzito e spento.

Sicuramente l’artefice della “sorpresa” Como è Fabregas. 

La sua storia è  (già) leggendaria: 12 titoli con i club con cui ha giocato, tra cui spiccano due campionati inglese, uno spagnolo, una Supercoppa UEFA e una Coppa del mondo per club FIFA con il Barcellona. Inoltre, è stato campione del mondo nel 2010 e d’Europa nel 2008 e nel 2012 con la Spagna.

Dopo una lunga carriera, iniziata nel 2004 con l’Arsenal, nel giugno 2023, Cesc Fabregas annuncia il ritiro dal calcio giocato.

Contestualmente, il Como comunica che sarà l’allenatore della Primavera.

Non è un passo indietro. È una scelta precisa.
L’ex centrocampista della Nazionale spagnola ha 36 anni, ha tutto, potrebbe godersi i soldi e le copertine. Invece, sceglie di iniziare dai ragazzi, dagli allenamenti sul campetto di Mozzate. Lì, per sei mesi, impara il mestiere. Costruisce. Sbaglia. Corregge, finché il 13 novembre, esonerato Longo, gli viene affidata la prima squadra.

Ma c’è un ma.

È sprovveduto di patentino per allenare una squadra professionistica e il 20 dicembre diventa il vice del nuovo allenatore Osian Roberts, con il quale raggiunge una storica promozione in Serie A dopo 20 anni.

Il 19 luglio 2024 diventa ufficialmente allenatore della prima squadra.
Una squadra neopromossa che ha speso tanto ma non ha identità.

Al termine del campionato porta la squadra lariana a un’agevole salvezza, chiudendo al decimo posto, a quota 49 punti: miglior piazzamento e record di punti in massima serie. Una delle autentiche sorpresa della scorsa stagione, che ha confermato le ambizioni della società e del presidente Mirwan Suwarso, attraverso in primis il suo allenatore che ha mostrato un calcio armonico e divertente.

A distanza di quasi un anno, il Como è sesto in classifica con 41 punti in 23 partite.
E non solo.
Ha la seconda migliore difesa del campionato: 16 gol subiti (solo la Roma, con 14, ha fatto meglio). La media punti è da Champions League.

Non è un miracolo. È un metodo: il metodo Fabregas.

“Siamo giovani ma sono orgoglioso dei ragazzi.”

La squadra più giovane del mondo: una media di 24,5 anni. Età bassissima, facce pulite, ma appena c’è il fischio finale quei ragazzini diventano uomini.

Veloci, combattivi, precisi.

Ragazzi del 2004, 2005 e 2006 che si allenano ogni giorno con chi ha vinto tutto: Nico Paz, 21 anni, Maximo Perrone, 23 anni, Alex Valle, 21 anni o ancora Assane Diao, 20 anni.

E oggi, lui, Fabregas che ha visto cose che i suoi ragazzi nemmeno immaginano, (Mondiali, Champions, il tiki-taka della Spagna) adesso insegna. E loro ascoltano.

Il suo calcio è semplice solo in apparenza. Palla a terra, testa alta e uno-due e via. Come nei videogiochi.

Questo è Fabregas. Non è solo l’allenatore che ha vinto tutto e insegna calcio posizionale.

È quello che prima dei rigori contro il Napoli, ha detto ai suoi ragazzi: “Vi ringrazio per avermi fatto vivere questa esperienza.”

E loro lo seguono. Si fidano. Perché non chiede. Spiega. Non impone. Convince.
E loro? Pressano alti. Ripartono immediati. Difendono in undici.

Dove arriverà questo Como?

Se ne parla poco, quasi sottovoce. L’Europa. Roba “da grandi”, da club con la storia pesante.

Il loro miglior piazzamento in Serie A? Sesto posto nella stagione 1949/50.

Certo, mancano all’appello ancora abbastanza giornate da disputare. Certo, Fabregas tiene i piedi per terra:“L’euforia va lasciata per la fine della stagione.”

Poi, però, guardi la classifica, guardi come giocano, e capisci che dimenticarlo non sarà facile per nessuno.

 

Rosaria Picale