Scelto come CT della Nazionale francese nel lontano luglio 2012, Didier Deschamps ha annunciato che il Mondiale 2026 sarà il suo atto finale.
Un’avventura lunga 14 anni da ripercorrere e celebrare.
Deschamps eredita una Francia scossa da Sudafrica 2010 e isolata dai suoi stessi tifosi.
In otto anni, passando per il Mondiale brasiliano del 2014 (dove arriva ai quarti) e per l’Europeo casalingo del 2016 (cadendo in finale contro il Portogallo) mattone dopo mattone, in Russia, porta la Francia sul tetto del mondo.
Con il trionfo di Mosca (4-2 in finale contro la Croazia), Deschamps diventa la terza persona nella storia a vincere il Mondiale sia da giocatore (1998) che da allenatore, eguagliando Mário Zagallo e Franz Beckenbauer.
Nel 2021, dopo l’eliminazione dall’Europeo occorsa contro la Svizzera agli ottavi di finale, la federazione francese, nonostante i mugugni e il nome di Zidane che veniva acclamato, ha l’intuizione di capire che il ciclo non era terminato e gli rinnova la fiducia.
Didier ripaga vincendo la Nations League 2021.
In Quatar 2022, con una rosa falcidiata da infortuni (fuori Benzema, Pogba, Kanté, Lucas Hernandez) impiega Griezmann come mezzala totale e riesce a conquistare una storica seconda finale consecutiva. La sconfitta ai rigori contro l’Argentina di Messi, dopo un folle 3-3, non cancella la sua impresa.
Non va meglio durante Euro 2024 disputato in Germania dove i transalpini – considerati i favoriti- sbattono contro la Spagna in semifinale.
Sempre la Spagna negherà alla squadra di Deschamps di giocarsi la finale di UEFA Nations League 2024-25 (gara terminata 5-4), ma subito arrivò il riscatto nella finale per il terzo posto, battendo la Germania per 2-0 e conquistando la medaglia di bronzo.
E siamo arrivati a FIFA WORLD CUP 2026 con una certezza: in 14 anni Didier Deschamps ha dato alla sua Nazionale stabilità ai vertici del calcio mondiale.
Lo testimoniano i risultati.
Lo testimonia il Ranking FIFA che, proprio durante il Mondiale 2026, in virtù dei successi accumulati, ha permesso ai Bleus di conquistare i punti necessari per scavalcare l’Argentina (detentrice del titolo) e riprendersi il 1° posto.
Tutto questo però non è casuale, nè frutto della fortuna.
Si, è vero, ha un ventaglio di talenti da selezionare non indifferente, ma lui ha saputo guidarli, impiegarli, migliorarli, accompagnare a maturazione.
D’altronde, anche in passato, ai suoi predecessori non mancavano giocatori fenomenali…
Prima di tutto ha messo il gruppo avanti al singolo.
Non ha avuto remore nel “fare fuori” chi rompeva l’armonia o mostrava un ego superiore alla causa comune.
Ha avuto, inoltre, la capacità di far accettare anche alle superstar i compiti di fatica.
Consapevole che con le Nazionali c’è poco tempo per allenarsi e provare schemi complessi, lui ha basato la sua tattica sulla sottrazione: pochi fronzoli, eliminare passaggi inutili, ridurre al minimo i rischi difensivi.
Ha creato una squadra tattica flessibile ed essenziale dove sfruttare ed esaltare lo strapotere fisico e tecnico dei suoi uomini.
Sebbene il suo calcio sia semplice, la sua lettura delle gare è magistrale: adatta le formazioni e l’interpretazione di gioco agli avversari.
Negli anni ha saputo inserire nuovi giocatori, senza che il collettivo e i risultati ne risentissero.
Negli anni, inoltre, ha saputo trasformare la sua Francia in base al materiale umano a disposizione.
La sua indole imperturbabile si riflette sul suo gruppo: nei momenti di massima pressione, nei momenti difficili, il gruppo non si scolla e non perde lucidità, anzi, ha appreso dal suo allenatore la resilienza. Quando le cose non vanno, Deschamps mantiene la calma olimpica, trasmettendo ai suoi uomini la tranquillità che in un modo o nell’altro, la Francia troverà un modo per vincere.
La “mano” di Deschamps c’è e si vede!
Ha cancellato la nevrosi, il dramma e l’irrequietezza tipiche del calcio francese, sostituendole con una fredda, implacabile e duratura mentalità vincente.
Così, per quattordici anni, mentre le storiche superpotenze del calcio affrontavano crisi (l’Italia su tutte) la sua Francia ha mantenuto un’unica costante: sempre in alto, sempre tra le prime 4.
Comunque si concluderà la sua avventura a Didier Deschamps va dato il merito di aver lasciato una Francia diversa da come l’ha trovata: non più una Nazionale umorale e fragile, ma una corazzata cinica, fiera e abituata a guardare il resto del mondo dall’alto verso il basso.



