
Adriano Galliani può ritornare al Milan.
Ecco il sogno di mezza estate che può certamente concretizzarsi nelle prossime settimane. Ormai non si parla d’altro nella Milano rossonera.
Le prime indiscrezioni raccontavano di un ruolo di presidente, poi smentite. Ma quale potrebbe essere il suo ruolo?
Per lo storico ex braccio destro del presidente Berlusconi, ancora legato al Monza (come amministratore delegato), a settembre potrebbe arrivare il definitivo closing con un fondo statunitense, che comporterebbe all’uscita dal mondo del calcio.
Galliani, che ha compiuto 81 anni lo scorso 30 luglio, potrebbe quindi annunciare il suo ritiro dalle scene, ma un ritorno al Milan potrebbe essere un’idea davvero fondata e concreta.
Quello di Galliani al Milan potrebbe essere il terzo ritorno dopo quello di Allegri e di Ibrahimovic. E proprio lui, secondo quanto riportato dai giornali più autorevoli, starebbe spingendo Gerry Cardinale a riportare Galliani in rossonero.
È Carlo Pellegatti a riportare la notizia, secondo cui il Milan vorrebbe fare di Galliani, l’Head of Football di tutta la società: diventerebbe così il punto di riferimento per qualsiasi tipo di questione di mercato, di rapporti con giocatori e agenti, di contatti nazionali e internazionali.
Certamente, il ritorno dell’ex dirigente migliorerebbe di gran lunga l’immagine del club anche gli occhi dei media e dei tifosi, dopo delle stagioni parzialmente accettabili. Insomma, non si tratta di una suggestione: è tutto vero, ma se ne riparlerà a metà settembre quando il lavoro di Galliani col Monza sarà definitivamente concluso.
Pellegatti ha anche aggiunto: “Sarebbe un upgrade per il Milan sia sul piano dell’immagine che sul piano istituzionale. Galliani resta uno dei dirigenti più rispettati nel panorama internazionale. Spero che il suo possibile ritorno venga visto all’interno del club come una grande opportunità”.
Una notizia che sta generando certamente interesse e discussioni nella piazza. Perché? Semplice. Da una parte i nostalgici dell’ex amministratore delegato e chi, invece, vorrebbe che si guardasse solo al futuro.
Opinioni tutte rispettabili, anche perché smentite forti o semplicemente nette non ne sono ancora arrivate.
Un ritorno romantico oltre che clamoroso. Il ritorno in rossonero dopo 29 titoli vinti in 31 anni (dal 1986 al 2017): 8 scudetti, 1 Coppa Italia, 7 Supercoppe Italiane, 5 UEFA Champions League (precedentemente Coppa dei Campioni), 5 Supercoppe UEFA e 3 titoli intercontinentali/ Coppa del Mondo per club FIFA.
Insomma, ripercorrere la sua carriera equivale a ripercorrere la storia del Milan berlusconiano. Un’intera enciclopedia a riguardo che inizia in un giorno di fine marzo.
Il 24 marzo 1986 Adriano Galliani, già dirigente Fininvest, assume la carica di amministratore delegato del Milan. Fino a quel momento nel calcio aveva solo ricoperto la vicepresidenza del Monza, militante in quel periodo in Serie B.
Il suo arrivo è strettamente legato all’acquisto della società rossonera da parte di Silvio Berlusconi, con cui collabora sin dagli inizi degli anni ’80. Franco Loi, in “Il dizionario del calcio”, scriveva:
“L’entrata di Berlusconi non ha investito soltanto la squadra rossonera, ma tutto il mondo del calcio.”
“Io sono stato con Berlusconi dal 1979, una vita passata insieme. Credevo nel suo successo perché quando Silvio Berlusconi comprò il Milan il 20 febbraio 1986, una squadra retrocessa due volte in serie B, a metà classifica o poco più, disse ‘diventeremo la squadra più forte del mondo, dobbiamo vincere lo scudetto e la coppa dei campioni’. Tutti ridevano ma la cosa successe davvero “.
Una storia, la sua, che nasce nei corridoi ovattati di Milanello; negli hotel dove si sono chiusi i più disparati affari impossibili. Nei fax. L’uomo col telefonino sempre incollato all’orecchio, la cravatta gialla e quell’inseparabile sorriso.
Con Berlusconi è storia. Lui il presidente sognatore, Adriano il braccio operativo: che parla poco, ma chiude tutto.
Il Milan che costruiscono non è solo una squadra, è un impero. Porta a Milano un ventunenne olandese semisconosciuto, Marco van Basten, insieme a Ruud Gullit e Frank Rijkaard.
Il resto è storia: sotto la guida di Arrigo Sacchi prima, e di Fabio Capello poi, il Milan domina l’Italia e l’Europa: 5 Champions League (1989, 1990, 1994, 2003, 2007) e 8 Scudetti.
Simbolo di bellezza, potenza e strategia.
Adriano Galliani diventa l’uomo delle trattative impossibili: Shevchenko per 25 milioni nel 1999, Kaká per 8 milioni nel 2003, Cafu a parametro zero, Nesta all’ultimo secondo del mercato nel 2002, Ronaldinho nel 2008 e Zlatan Ibrahimović nel 2010 per 24 milioni.
La sintonia tra Galliani e Berlusconi è stata più che lavorativa: è simbiotica. Galliani sapeva come tradurre i sogni presidenziali in realtà, quando era il momento di dire “no” o temporeggiare. Condivideva con Berlusconi la visione romantica e quasi aristocratica del calcio:
il Milan non deve solo vincere, deve incantare.
Galliani ha scelto alcuni dei più grandi tecnici della storia: Arrigo Sacchi, Fabio Capello e Carlo Ancelotti.
Il mercato per Galliani è stato come un teatro: gioco d’azzardo e arte sopraffina. Blitz finali, contratti firmati all’ultimo secondo e i viaggi segreti in Sudamerica. Pazienza certosina e trattative per mesi.
Con la cessione del Milan al fondo cinese guidato da Li Yonghong, finisce l’era Berlusconi-Galliani. Dopo 31 anni alla guida del club, Galliani lascia l’incarico con una conferenza stampa carica di emozione e dignità. Nessuna polemica, nessun rimpianto: solo gratitudine e amore per i colori rossoneri.
“Il Milan è stato la mia vita”, disse con la voce rotta. E chissà se ritornerà proprio lì, dopo essere ritornato nella sua giovinezza, a Monza. E allora la famosa canzone assumerà un nuovo significato: Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano. Amori indivisibili, indissolubili, inseparabili.
ROSARIA PICALE

